Negli ultimi anni si sente parlare molto dell’importanza delle emozioni, dello sviluppo affettivo tanto che (finalmente) anche nelle scuole iniziano ad avere la loro rilevanza,

vengono osservate, vengono prese in considerazione in relazione al rendimento scolastico; lo sviluppo emotivo viene considerato quasi allo stesso livello di quello cognitivo.

La strada da percorrere però è ancora molto lunga … i giovani, i bambini, ma soprattutto gli adulti sanno riconoscere, gestire e accettare le emozioni?

Assistiamo quotidianamente alla spettacolarizzazione delle emozioni, basta pensare ai gettonatissimi reality, quanto questi programmi hanno di reale? L’espressione delle emozioni? Inviterei a riflettere …. E perché sono così seguiti? Perché parlano di vita reale o perché si ha sete di voyerismo, esibizionismo?

La mia non è un critica ai quei programmi televisivi che possono essere divertenti,  è un invito alla riflessione sul fatto che in realtà di emozioni si parla, si ha la necessità umana di esprimerle e di farle venire fuori ma troppo spesso non si sanno gestire, addirittura non si riconoscono e per questo motivo vengono taciute, restano inespresse e ci provocano disagio, molte volte intaccano le nostre relazioni.

La società, non è una novità, mira a creare l’uomo e la donna standard, e questo lo si nota anche per quanto riguarda il vissuto emotivo; le persone con cui parlo sono razionali, oggettive a livello cognitivo impeccabili, ma le emozioni? Il contatto con la rabbia, la tristezza, la gioia, dove è finito?... molte volte nei disturbi somatici e gastrointestinali.

Le persone, i giovani, i bambini hanno bisogno di essere “alfabetizzati”; hanno bisogno di imparare a osservarsi, imparare ad avere un buon dialogo con se stessi, a riconoscere e gestire le proprie emozioni anche attraverso una comunicazione efficace (altro tasto dolente).

Le potenzialità di un buon vissuto emotivo si rivelano nella capacità di tessere buone relazioni, capacità di amare e di lasciarsi amare, senso di empatia e solidarietà, capacità di auto-accettazione e autostima, apertura al diverso, disponibilità all’apprendimento.

Un altro aspetto importante è quello dell’accettazione delle emozioni negative;

frustrazioni, senso di impotenza, rabbia, aggressività, timidezza, senso di inferiorità, paure, insicurezza sono emozioni che si combattono quotidianamente, non vogliono essere vissute da nessuno, ma sono  emozioni che esistono così come quelle positive, a volte sono istintive, a volte ci troviamo a vivere situazioni per cui è inevitabile provarle e bisogna” lasciarle andare”, imparare a pensare che provare emozioni negative non vuol dire essere fragili, deboli ma che fa parte della normalità e che siamo in grado di gestirle e accettarle.

Curare il proprio sviluppo emotivo significa raggiungere autoconsapevolezza, saper riconoscere sul nascere e monitorare le proprie emozioni, saper essere consapevoli di sé (caratteristiche, punti forti e punti deboli, aspirazioni, inclinazioni).

Essere funzionali nella verbalizzazione; saper esprimere verbalmente le proprie emozioni e i propri sentimenti.

Avere un buon autocontrollo, saper controllare le dinamiche emozionali e i propri impulsi ad agire in modo immediato, saper resistere e dominare le emozioni e pensieri per renderli adeguati alla situazione, saper riconoscere e controllare le tensioni, saper prevenire e gestire lo stress, l’angoscia, la collera e l’aggressività.

Saper sviluppare una buona empatia, saper capire e comprendere, dimostrandolo, le emozioni e i sentimenti degli altri.

Saper avviare, costruire e tenere in vita relazioni sociali e interpersonali positive e costruttive. Saper coesistere con altre persone anche se non parlano la stessa lingua (letteralmente e metaforicamente) né appartenenti alla stessa storia (capacità sociali e multiculturali).

Saper cooperare, collaborare in gruppo e saper tendere ad un fine comune.

Saper gestire il conflitto, assumendolo come aspetto intrinseco alle relazioni umane e saperlo risolvere con la negoziazione, affrontandolo in modo costruttivo.

 

Dott.ssa Silvia Marzoli