La consapevolezza di avere un bambino che presenta delle difficoltà più o meno gravi, sia esse riguardanti l’apprendimento, sia riguardanti l’aspetto sociale, arriva per il genitore come un fulmine a ciel sereno, e, se non si tratta di una disabilità fisica o psichica evidente, anche in un periodo che i genitori definiscono (in maniera piuttosto auto-giudicante) “tardi”.

In realtà la “scoperta” attraversa varie fasi; inizialmente la conoscenza del bambino con il suo nucleo familiare è esclusiva per cui si instaura un rapporto di adattamento alle abilità o disabilità del proprio figlio. Successivamente con il confronto con il pediatra (diagnosi precoce) o anche con gli altri bambini comincia la seconda fase di riconoscimento di un problema. La terza e più complessa fase rappresenta l’accettazione del problema.

In questa fase, che può durare anni, è racchiuso molto del potenziale di aiuto che si potrebbe tradurre in valido e concreto sostegno per il trattamento del bambino. I genitori sono le persone che conoscono in maniera più profonda il proprio figlio e sono anche quelli che hanno il potere assolutamente più grande di condizionamento positivo e ahimè anche negativo sul bambino. E’ per questo motivo che ogni trattamento, dal più breve al più duraturo può e deve coinvolgere tutte le persone che ruotano intorno al bambino e soprattutto i suoi genitori. Questi ultimi non possono evitare di prendere parte al programma riabilitativo perché ne sono parte integrante.

Molto spesso, noi psicologi, sappiamo di dover progettare un programma psico-educativo personalizzato che potenzi e crei i presupposti per l’acquisizione di molte abilità e consideriamo queste stesse abilità naturalmente presenti nei genitori. Non è così. I genitori hanno una grandissima responsabilità e un enorme potenziale ma, allo stesso tempo, vivono una situazione di disagio emotivo, molto spesso sperimentano un profondo senso di colpa, altre volte non riescono a trovare la chiave per poter “entrare” nello speciale mondo del proprio figlio. Per tutti questi motivi hanno bisogno di essere formati, sostenuti, valorizzati, guidati.

Non dobbiamo però scordarci il presupposto principale. I genitori hanno bisogni di alleati; per essere concentrati sul bambino, non possiamo dimenticarci di loro e delle loro fragilità, solo se saremo alleati e tutti consapevoli di lavorare e viaggiare verso la stessa direzione i problemi potrebbero risultare molto più semplici da affrontare. Se proviamo ad osservare quanto uno sguardo, una parola ha effetto sui nostri figli, capiremo che se un genitore è sicuro, sereno e non solo anche il bambino sarà altrettanto aperto e sulla giusta strada per il suo ben-Essere.