Continuamente si sente parlare di ansia, di stress, di panico e se ne sente parlare ovunque e relativamente a qualsiasi cosa; andiamo in ansia se siamo in ritardo a lavoro o se dobbiamo adempiere a compiti importanti,

siamo sotto stress a scuola, in famiglia è un “corri-corri” generale e siamo proprio stressati; non troviamo un lavoro stabile o a noi congeniale e questo ci provoca ansia, abbiamo difficoltà ad instaurare e/o mantenere relazioni, ci si presenta di fronte un imprevisto ed è panico…!

Ma l’ANSIA cos’è? Noi che ne parliamo sempre in realtà sappiamo di cosa si tratta? Si, perché il primo passo per superarla è definirla, essere consapevoli di cosa stiamo provando.

L’ansia è uno stato di paura elevato verso uno stimolo specifico non necessariamente pauroso, un complesso di emozioni che iperattivano il proprio stato neuro fisiologico; infatti le manifestazioni somatiche che ci danno il campanello d’allarme spesso sono simili, tachicardia, fiato corto, sudorazione, ecc. e a differenza della paura che è un’emozione istintiva, che spesso salva da situazioni di pericolo e che si estingue nel momento in cui il pericolo è”scampato”, l’ansia prevede un’attivazione costante e spropositata verso stimoli che non sono generalmente attivanti.  Se facessimo una statistica risulterebbe sicuramente che una gran percentuale di persone ha paura di un terremoto, o di restare seduto su una roccia se nelle vicinanze c’è una vipera, ma avremmo statistiche differenziate per quanto riguarda l’ansia. L’ansia può essere ad esempio attivata dalla percezione di non riuscire a risolvere un problema e il  problema in questione potrebbe essere molto diverso da individuo ad individuo; c’è chi prova una fortissima ansia nel volare in aereo e chi considera  volare un modo di viaggiare rilassante, insomma gli stimoli che attivano l’ansia possono essere molto soggettivi e variare totalmente da persona a persona.

Un concetto che bisognerebbe interiorizzare per poter incominciare a controllare la nostra ansia è quello che tutti i nostri comportamenti sono sempre legati a emozioni che a loro volta sono sempre collegate a pensieri; ad esempio se ci rifiutiamo di andare ad un colloquio di lavoro nonostante da tanto tempo aspettiamo un’occasione simile perché è sopraggiunta una forte ansia, il comportamento manifesto è che noi non andremo al colloquio di lavoro, ma dietro a questo comportamento c’è un’emozione di paura che ci ha bloccato e dietro quest’emozione di paura potrebbe esserci un pensiero del tipo: “Non so cosa dire al mio datore di lavoro, e se mi fa delle domande a cui non so rispondere? Sicuramente non mi troverà adeguata/o per le mansioni che dovrei svolgere ecc…” Questo piccolo esempio per dimostrare che i nostri comportamenti son dettati dal modo in cui pensiamo, quindi per modificare i nostri comportamenti a volte inadeguati e/o controllare l’ansia bisognerebbe rivedere anche i nostri pensieri.

Imparare a fare un’analisi di questo tipo non è per nulla facile, anzi richiede una volontà di mettersi in discussione, una capacità di consapevolezza dei propri comportamenti-emozioni-pensieri notevole; si tratta di vere e proprie tecniche che si imparano col tempo, spesso con l’aiuto di una terapia cognitivo-comportamentale; una cosa è certa, la prima consapevolezza da acquisire è che non è l’ansia a dover gestire la nostra vita e i nostri comportamenti, ognuno di noi, nessuno è escluso, può combatterla e sconfiggerla  riappropriandosi del proprio benessere, basta volerlo.

 

Silvia Marzoli