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Il concetto che abbiamo di noi stessi inizia a crearsi già dai primi mesi di vita, a partire dalle prime relazioni. Costruiamo, infatti, le prime percezioni di noi dal modo in cui gli altri ci percepiscono e dal modo in cui ci percepiamo nel rapporto con gli altri.

Un bambino che rappresenta se stesso come degno di amore e di importanza e gli altri come rispondenti ai suoi bisogni, da adulto si comporterà di conseguenza, sicuro di ricevere amore e supporto nelle relazioni.

Se c’è stata una cattiva sincronizzazione tra le risposte del bambino e del genitore,  il bambino può rappresentarsi come non degno di attenzioni e costruire un’immagine negativa di sé che successivamente tenderà a confermarsi nelle relazioni successive.

In questo modo se una persona si forma un concetto di sé negativo tenderà a confermarlo rimanendo intrappolato in un sistema che si autoalimenta, creando una serie di profezie che si autoavverano; questa è la base su cui si possono costruire problemi nelle relazioni, come le continue delusioni nelle storie d’amore.

Perchè accetto una condizione così denigrante ed invalidante per me?

Una relazione che fa soffrire, che distrugge, che porta alla sepoltura del proprio essere dovrebbe far riflettere tanto: che ci faccio con questa persona?

Cos’è l’amore?

di Emiliano Moccia

ROMA – «L’autismo non va sconfitto ma conosciuto. Il pregiudizio sì, quello andrebbe sconfitto. La Sindrome di Asperger non è la fine del mondo, ma l’inizio di un nuovo mondo». Parola di David Catoni, giovane attore teatrale, presidente dell’associazione “Aspiedavid” ed affetto dalla Sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo che crea difficoltà nell’interazione sociale, nella comunicazione verbale e non verbale, nel controllo delle emozioni e che crea schemi comportamentali ripetitivi ed inusuali. La Sindrome di Asperger, infatti, è inquadrata nei disturbi dello spettro autistico, in quanto ha infinite sfumature e si manifesta in modi molto differenti tra loro. Il 18 febbraio si celebra la Giornata Mondiale per ricordare la nascita avvenuta nel 1906 di Hans Asperger, il pediatra austriaco che ha dato il nome al particolare modello di comportamento dei bambini che vedeva in ospedale a Vienna. Ed anche David è stato un bambino che ha vissuto sulla sua pelle la difficoltà di «gestire le emozioni. Perché un ragazzo con Sindrome di Asperger le emozioni le sente in maniera amplificata rispetto a un neurotipico e gli mancano alcune nozioni sulle regole sociali, sul linguaggio del corpo, sul linguaggio del volto e così via».

IL TEATRO COME TERAPIA

 

 

Continuamente si sente parlare di ansia, di stress, di panico e se ne sente parlare ovunque e relativamente a qualsiasi cosa; andiamo in ansia se siamo in ritardo a lavoro o se dobbiamo adempiere a compiti importanti,